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Bullismo, no grazie”: i sondaggi promuovono il progetto del Lions International Thiene Colleoni

Ma gli studenti chiedono più ascolto e meno teoria

L’iniziativa, fortemente voluta dal Lions International Thiene Colleoni, guidato dal presidente Paolo Ramon, ha portato nella città di Thiene per ben 5 giorni nel febbraio di quest’anno l’esperienza dell’associazione “Bullismo No Grazie”. A tracciare la mappa del rischio è stato Fabio De Nunzio (storico volto di Striscia la Notizia), che ha dialogato con oltre 700 studenti thienesi.

L’incontro sul bullismo e cyberbullismo convince i ragazzi: utile, coinvolgente e necessario. Tra gli spunti emersi, la richiesta di testimonianze dirette, attività pratiche e una continuità del progetto nel tempo.

Parlare di bullismo non è mai semplice, ma è sempre più necessario. Lo dimostrano le numerose riflessioni emerse dagli studenti al termine del progetto “Bullismo, no grazie”, un incontro dedicato alla prevenzione del bullismo e del cyberbullismo che ha coinvolto attivamente i ragazzi. Le risposte raccolte restituiscono un quadro chiaro: l’iniziativa è stata apprezzata, ma i ragazzi chiedono un approccio meno teorico e più vicino alle esperienze reali.

Molti studenti hanno definito l’incontro interessante, istruttivo e coinvolgente, sottolineando come il linguaggio utilizzato sia risultato comprensibile e adatto ai giovani.

Numerosi ragazzi hanno espresso il desiderio di ascoltare testimonianze dirette, in particolare di persone che hanno vissuto episodi di bullismo. Secondo gli studenti, il racconto delle vittime permetterebbe di comprendere meglio che cosa porta un individuo ad agire in certi modi. Alcuni hanno suggerito anche il coinvolgimento di “ex bulli” che, dopo aver riflettuto sulle proprie azioni, possano spiegare cosa li ha spinti a comportarsi così.

Grande attenzione è stata dedicata anche al cyberbullismo, considerato oggi una delle forme più diffuse e difficili da contrastare. Chat, social network, videogiochi, challenge e gruppi online sono stati indicati come le principali situazioni in cui si verificano episodi di violenza a vario titolo. Da qui la richiesta di approfondire maggiormente il peso delle parole, l’uso consapevole dei dispositivi digitali e il riconoscimento delle diverse forme di cyberbullismo, spesso sottovalutate.

Un altro tema centrale riguarda la difficoltà di parlare e denunciare. Molti studenti hanno ammesso che esporsi davanti a tutti è complicato e che la paura del giudizio o delle conseguenze è ancora forte. Tra le proposte, l’idea di creare strumenti di ascolto riservati, come una “cassetta” per segnalazioni anonime o spazi dedicati alle domande senza esporsi direttamente.

Non manca infine un richiamo al ruolo degli adulti, in particolare insegnanti e genitori. Gli studenti chiedono maggiore dialogo individuale, attenzione ai segnali di disagio e interventi più efficaci..

In conclusione, il progetto “Bullismo, no grazie” viene riconosciuto come un’iniziativa fondamentale per sensibilizzare e sostenere chi vive situazioni di disagio.

All’interno della settimana dedicata alle scuole c’è stato il tempo di incontrare anche i genitori degli alunni nel corso di una serata “vietata ai minori” in cui oltre 200 persone si sono confrontate con esperti e istituzioni con immagini e testimonianze che colpiscono come schiaffi e dati che tolgono il fiato.

L’evento, dedicato esclusivamente ai genitori degli alunni coinvolti nel progetto scolastico “Stop al bullismo e al cyberbullismo”, ha scosso le fondamenta del patto tra scuola e famiglia: i social network stanno sostituendo i genitori. Molti ragazzi tra gli 11 e i 13 anni preferiscono confidarsi con le piattaforme online piuttosto che con la famiglia, per vergogna o per il desiderio di non dare preoccupazioni, scivolando in una spirale di isolamento. «Bambini con 500 follower dialogano con sconosciuti, serve un nuovo patto educativo».

 

Il monito tecnico è arrivato da Maurizio Siracusa, “hacker virtuoso”, che ha avvertito senza giri di parole: «Di cyberbullismo si può morire. I ragazzi partecipano a sfide virali estreme che entrano sottopelle e possono portare al suicidio». Un condizionamento psicologico costante che la psicologa Claudia Guacci suggerisce di combattere con l’ascolto: «I genitori devono aiutare i figli a distinguere il virtuale dal reale, regolamentando l’uso del cellulare».

«Da quindici anni lavoriamo per Thiene – ha concluso il presidente dei Lions, Paolo Ramon – e questo progetto rappresenta per noi un pugno sullo stomaco necessario per contrastare una piaga dilagante».

La lotta al bullismo richiede un’azione corale per spingere le vittime a non aver paura di denunciare.

Silvia Balboni